Nel 1996 si apriva il Centro per i Disturbi Alimentari di San Vito, il primo nella nostra Regione e uno dei primi in Italia. La storia di questi vent’anni è ricca e complessa ed è difficile trarne un consuntivo che non sia una eccessiva semplificazione. Così, abbiamo cercato di tracciare un bilancio proiettato nel futuro. In questo senso 20 diventa 2.0.

Tutta la nostra riflessione è all’insegna della costruzione di una rete. In questo senso uno dei risultati di maggior valore è la collaborazione stretta intessuta con le associazioni di volontariato, rivelatasi preziosissima per lo scambio e il confronto, ma anche per la possibilità di veicolare iniziative che solo una sinergia tra pubblico e associazionismo può rendere possibile. Tra le tante collaborazioni che potrei citare, l’avvio di un lavoro comune con Le Petit Port si è rivelato  particolarmente importante, in primo luogo perché ha permesso, insieme al sostegno di ADAO Friuli, di organizzare questo evento, ma più in generale perché coglie un mutamento estremamente rilevante nell’assistenza alle persone con disturbi alimentari: l’abbassamento dell’età di esordio. Così, il CDA, che nasce come servizio per adulti, si trova progressivamente a doversi confrontare con adolescenti, preadolescenti e bambini. Questo implica un cambiamento nelle nostre modalità operative, nel nostro modo di pensare e nella rete di professionisti con cui ci dobbiamo confrontare, che sono sempre più i pediatri e i neuropsichiatri. Credo che questo rappresenti bene il cambiamento che indichiamo con 2.0. Su questa strada mi auguro che si possa marciare assieme con Le Petit Port.

Una prima chiave di lettura del convegno è quella dell’analisi dei cambiamenti della domanda e dell’utenza e di conseguenza del nostro modo di lavorare. Una seconda prospettiva è quella della multidisciplinarietà e del confronto con altri centri, nella nostra regione e a livello nazionale, con le associazioni dei familiari locali e nazionali e più in generale con tutte le voci che si sono affacciate per portare un contributo alla comprensione di questi problemi. In questo senso la terza chiave di lettura è quella di come costruire una narrazione sui disturbi alimentari, che sia efficace sul piano terapeutico e della sensibilizzazione.

Dal punto di vista organizzativo il convegno è diviso in tre sessioni. La prima è dedicata allo stato dell’arte sui disturbi alimentari e la loro gestione. La seconda prevede una discussione su contributi a livello artistico, realizzati nella nostra e presso altri centri italiani. La terza sessione, attraverso un confronto con i pediatri e neuropsichiatri, prende infine in esame gli aspetti più attuali connessi con l’anticipazione dell’età di esordio in età evolutiva.

Mi auguro di vedervi numerosi.

 

Gian Luigi Luxardi

 

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